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Comune di Marcallo con Casone,Via Vitali 18, Marcallo con Casone 20010 (MI), centralino 02-979611    posta certificata

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Storia di Marcallo con Casone

 

Marcallo con Casone sorge in un’area abitata nell'antichità , come dimostrano i ritrovamenti di spade ed else appartenenti agli insubri, popolazione celtica che viveve in queste zone nel VII sec. a.C..
Diversi sono anche i reperti d’epoca romana, rinvenuti lungo tutta la strada mercatorum che costeggiava la riva sinistra del Ticino, da Pavia a Golasecca a da qui alla Gallia. Secondo la versione più accreditata il nome Marcallo è di origine latina e significa  luogo di mercato.
Il primo riferimento storico certo che attesta l’esistenza di Marcallo risale al 1054. Nel XVI sec. gli abitanti erano già 500, anche se la peste in quel secolo e nel successivo fecero molte vittime.
L’agricoltura, ed in particolare la coltivazione di cereali e di vite, ebbe un notevole sviluppo grazie al commercio con la vicina Milano. Il 4 giugno 1859 è la data della sanguinosa battaglia di Magenta. che si svolse in buona parte tra vigne e cascinali di Marcallo. Solo nel 1870 Casone (dal latino Caseus = formaggio, da cui caseificio) con l’antica borgata di Barco vennero uniti a Marcallo per Regio Decreto, da cui la denominazione attuale di Marcallo con Casone.

 

Marcallo Scarse sono le testimonianze storiche su Marcallo durante il I millennio. Fra  i documenti più antichi nei quali si trova un preciso riferimento a Marcallo, ricordiamo un diploma di Enrico III risalente al 1054 e il Liber Notitiae Sanctorum Mediolanensis  di Goffredo da Bussero del 1280 nel quale è citata la chiesa di Marcallo. Il 15 dicembre 1651 Marcallo divenne indipendente avendo pagato 1.890 lire milanesi alla Real Camera per emanciparsi dal vassallaggio. Ma un secolo dopo nel 1756 il paese rinunciò alla sua libertà e diventò feudo di Ludovico Vitali. Dal XIX secolo sino all'unità d'Italia Marcallo faceva parte della circoscrizione della provincia di Pavia.

Fin dal 1045 risulta che alcuni terreni di Marcallo dipendevano dall’Abbazia di San Dionigi di Milano. Sempre da fonti parrocchiali apprendiamo che nel 1644 in maggio una brinata provocò danni ai vigneti dimezzandone la produzione.

Menedrago Antico Comune (sec. XVI - 1757) comprendeva le località denominate Casone, Barco, Asmonte e Cascina Nuova. Con l’attivazione del compartimento territoriale del Regno d’Italia (decreto 8 giugno 1805 ), Menedrago, facente parte del dipartimento d’Olona, fu inserito nel distretto II di Pavia, cantone III di Abbiategrasso. Comune di III classe, contava 444 abitanti. In seguito fu assorbito dal  comune di Casone nel 1859.

 

Casone Durante il XVIII secolo, accanto alla borgata Barco e a Menedrago, si sviluppò un altro Comune: Casone (1859 - 1870) In seguito all’unione temporanea delle province lombarde al regno di Sardegna, in base al compartimento territoriale stabilito con la legge 23 ottobre 1859, il comune di Casone con 742 abitanti, retto da un consiglio di quindici membri e da una giunta di due membri, fu incluso nel mandamento II di Magenta, circondario V di Abbiategrasso, provincia di Milano. Alla costituzione nel 1861 del Regno d’Italia, il comune aveva una popolazione residente di 788 abitanti. Il comune fu unito al comune di Marcallo il 9 giugno 1870 con il Decreto Regio n. 5722. La chiesa di Casone, che fino al 1923 dipendeva in parte dalla parrocchia di Ossona e in parte da quella di Mesero, diventò indipendente il 29 gennaio 1924.

 

Barco È un borgo di origine Longobarda. Al centro sorge una chiesetta del sec. XIII dedicata a San Michele Arcangelo, protettore dei Longobardi. Questo piccolo borgo diede i natali ad un illustre Prelato. Il 18 aprile 1874 nacque Monsignor Paolo Castiglioni. Fu battezzato nella parrocchia di Ossona, nel 1886 iniziò gli studi ginnasiali nel seminario di Vigevano e poi  incominciò  la sua vita eclesiastica. Ordinato sacerdote il 18 novembre 1897 frequentò l'università Gregoriana in Vaticano (teologia e filosofia). Nel 1924 a Milano fu nominato Canonico della Basilica di Sant'Ambrogio. Nel 1934 il Cardinale Ildefonso Schuster lo nominò presidente del tribunale Eclesiastico. Il 7 febbraio 1937 l'arcivescovo in Duomo lo ordinò Vescovo titolare di Famagosta e ausiliare della Diocesi Ambrosiana. Il 10 febbraio 1939, alla morte di Pio XI, si recò a Roma alle esequie e su ordine del cardinale presenziò al conclave all'elezione del Papa Pio XII Eugenio Pacelli. Per tutta la vita fu sempre legato alla sua Barco, che visitò molte volte. Alla sua morte, che avvenne il 19 marzo 1943 all'età di 69 anni, per suo specifico desiderio volle essere sepolto al centro della piccola chiesetta di Barco.


Parco

Da Villa Ghiotti si accede al Parco omonimo, in cui si trovano strutture sportive ed un’area attrezzata per il gioco dei bambini. Nel parco Ghiotti vi è inoltre un’ampia sala di ritrovo in cui vengono organizzate numerose iniziative culturali e ricreative. questa struttura è stata intitolata a Carlo Cattaneo.

 

 

Le Ville

Lungo la via Roma, con i caratteristici cedri secolari, si trovano diverse ville signorili, tra cui la Villa Mazzetti e la Villa Magnaghi. Giunti in piazza Italia si arriva in via G. Vitali (che fu un feudatario di Marcallo) in cui si trova la villa Ghiotti, oggi Palazzo Comunale. Proseguendo per via Milani, antica e caratteristica, prima di tornare in piazza si può ammirare villa Maggioni.

 A Casone, in fondo a via Jacini si trova Villa Visconti - Maineri.

 

 

CHIESA DEI SANTI CARLO E GIUSEPPE

La chiesa parrocchiale di Casone è dedicata ai santi Carlo e Giuseppe. Sorge sulle proprietà della Contessa Jacini Ceriani Maineri, che donò al parroco Don Carlo Fossati anche il terreno per la costruzione della casa parrocchiale e dell’oratorio.

La Chiesa parrocchiale di Casone è intitolata ai Santi Carlo e Giuseppe.

San Giuseppe, secondo il Nuovo Testamento, è lo sposo di Maria e molte confessioni cristiane lo ritengono il padre putativo di Gesù. È venerato come Santo dalla Chiesa Cattolica e dalla Chiesa ortodossa. Il nome Giuseppe è la versione italiana dell'ebraico Yosef, attraverso il  latino Ioseph.

Giuseppe, Maria e Gesù bambino sono anche collettivamente chiamati Sacra Famiglia. Viene festeggiato il 19 marzo, festa del papà. E’ patrono della Chiesa universale, padri, falegnami e carpentieri, lavoratori, moribondi, economi, procuratori legali. Come simbolo ha il giglio.

Giuseppe nacque probabilmente a Betlemme, il padre si chiamava Giacobbe (Mt 1,16) e pare che fosse il terzo di sei fratelli. La tradizione ci tramanda la figura del giovane Giuseppe come un ragazzo di molto talento e un temperamento umile, mite e devoto.

Giuseppe era un falegname che abitava a Nazareth. All’età di circa trenta anni fu convocato dai sacerdoti al tempio, con altri scapoli della tribù di Davide, per prendere moglie. Giunti al tempio, i sacerdoti porsero a ciascuno dei pretendenti un ramo e comunicarono che la Vergine Maria di Nazareth avrebbe sposato colui il cui ramo avrebbe sviluppato un germoglio.  Solamente il ramo di Giuseppe fiorì e in tal modo fu riconosciuto come sposo destinato dal Signore alla Santa Vergine.

Maria, all’età di 14 anni, fu data in sposa a Giuseppe, tuttavia ella continuò a dimorare nella casa di famiglia a Nazareth di Galilea per la durata di un anno, che era il tempo richiesto presso gli Ebrei, tra lo sposalizio e l’entrata nella casa dello sposo. Fu proprio in questo luogo che ricevette l’annuncio dell’Angelo e accettò: "Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).

 

Poiché l’Angelo le aveva detto che Elisabetta era incinta (Lc 1,39), chiese a Giuseppe di accompagnarla dalla cugina, che era nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza. Dovettero affrontare un lungo viaggio di centocinquanta chilometri poiché Elisabetta risiedeva ad Ain Karim in Giudea. Maria rimane presso di lei fino alla nascita di Giovanni Battista.

Maria, tornata dalla Giudea, mise il suo sposo di fronte ad una maternità di cui non poteva conoscerne la causa. Molto inquieto Giuseppe combatté contro l’angoscia del sospetto, quando un Angelo gli apparve in sogno per dissipare i suoi timori: "Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20). Tutti i turbamenti svanirono e non solo, affrettò la cerimonia della festa di ingresso nella sua casa con la sposa.
A causa di un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra (Lc 2,1), Giuseppe e Maria partirono per la città di origine della famiglia, Betlemme. Il viaggio fu molto faticoso, sia per le condizioni disagiate, sia per lo stato di Maria oramai prossima alla maternità.
Betlemme in quei giorni brulicava di stranieri e Giuseppe cercò in tutte le locande, un posto per la sua sposa, ma non trovò nulla di decoroso. Maria diede alla luce suo figlio in una grotta nella campagna di Betlemme (Lc 2,7) e alcuni pastori accorsero per fargli visita e aiutarli (Lc 2,16).
Giunsero in seguito dei Magi dall’oriente (Mt 2,2) che cercavano il neonato Re dei Giudei. Venuto a conoscenza di ciò, Erode fu preso da grande spavento e cercò con ogni mezzo di sapere dove fosse per poterlo annientare. I Magi intanto trovarono il bambino, stettero in adorazione e offrirono i loro doni. Dopo la loro partenza, un Angelo del Signore, in apparizione a Giuseppe, lo esortò a fuggire: "Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e sta la finché non ti avvertirò  perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo" (Mt 2,13).
Giuseppe si mise subito in cammino con la famiglia (Mt 2,14) per un viaggio di circa cinquecento chilometri. La Sacra famiglia dovette così vivere la penosa esperienza di profughi, lontano dalla propria terra.
Dopo la morte di Erode, un Angelo del Signore apparve in sogno a Giuseppe in Egitto e gli disse: “Alzati, prendi il bambino e sua madre e và nella terra d’Israele; sono morti infatti quelli che cercavano di uccidere il bambino” (Mt 2,19).

Giuseppe obbedì subito alle parole dell’Angelo, partirono ed andarono ad abitare a Nazareth.
La Sacra famiglia, come ogni anno, si recò a Gerusalemme per la festa di Pasqua. Trascorri i giorni di festa, si incamminarono verso la strada del ritorno, credendo che il piccolo Gesù di dodici anni fosse nella comitiva. Ma, quando seppero che non era con loro, iniziarono a cercarlo affannosamente e, dopo tre giorni, lo ritrovarono al tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava.
Passarono altri venti anni di lavoro e di sacrificio per Giuseppe, sempre accanto alla sua sposa e morì poco prima che suo figlio iniziasse la predicazione. Non vide quindi la passione di Gesù sul Golgota.

 Bibliografia

I vangeli di Luca e Matteo

  • Giusti Alfonso, Giuseppe di Nazareth, chi sei?, Edizioni Segno, 2008;

  • Stramare Tarcisio, San Giuseppe dignità, privilegi, devozioni, Shalom, 2008;

  • Stramare Tarcisio, San Giuseppe, Elledici, 2008;

 

San Carlo

 Il patrono di Casone è San Carlo Borromeo Vescovo (a cui, con San Giuseppe è intitolata la Chiesa parrocchiale). E’ festeggiato il 4 novembre San Carlo Borromeo (1538-1584), è Patrono della Diocesi di Milano insieme con Sant’ Ambrogio. Ha svolto, in una vita relativamente breve, un'intensissima attività pastorale, attraverso la predicazione, le visite pastorali e i Sinodi diocesani.

Negli anni del suo episcopato, dal 1565 al 1584 si dedicò alla diocesi milanese costruendo e rinnovando chiese (i santuari di Rho e del Sacro Monte di Varese, San Fedele a Milano e la chiesa della Purificazione di Maria Vergine in Traffiume).

E' considerato uno fra i principali promotori del rinnovamento nella fede e nei costumi sancito dal Concilio di Trento. La sua azione riformatrice si estese alla disciplina liturgica, alla catechesi e alla cura dei poveri. La sua carità pastorale si manifestò specialmente durante la famosa peste di Milano del 1576-1577, detta anche peste di San Carlo.

Uno dei maggiori meriti di S. Carlo Borromeo fu l’erezione dei seminari, voluti dalla riforma tridentina, per la formazione degli aspiranti al sacerdozio. Sorsero così in Milano il Seminario Maggiore e il Collegio Elvetico (oggi sede dell’Archivio di Stato).

Fu nominato legato e visitatore apostolico di alcune diocesi vicine a  Milano, in particolare Bergamo e Brescia, dove compì minuziose visite a tutte le parrocchie del territorio. La sua azione pastorale si allargò anche all'istruzione del laicato con la fondazione di scuole e collegi (quello di Brera, affidato ai gesuiti, o il Borromeo di Pavia).

 

La Crocetta di San Carlo

A Casone, oltre all’intitolazione della Chiesa parrocchiale, vi è un’altra testimonianza relativa a San Carlo, cioè la crocetta’. Infatti, in Piazza Bubry , a pochi metri dalla Chiesa , vi è  una colonna in granito, sormontata da una croce, fatta erigere da San Carlo, attorno alla quale si radunava in preghiera la popolazione per allontanare la peste.

Non è una rarità questo tipo di croce. Infatti, le croci, chiamate dai milanesi crocette, che consistevano in un basamento di pietra a forma di altare sul quale si innalzava la croce, erano disseminate in tutta la diocesi. Innalzate all'incrocio delle strade, le crocette permettevano alla gente di seguire le cerimonie sacre all'aperto o alla finestra di casa propria, specialmente se a casa propria doveva restare, in tempo di pestilenza, per ordine tassativo del commissario di Sanità.

La collocazione non è quella originaria. Infatti, questo monumento è stato spostato, nell'attuale collocazione , il 4 novembre 2012 . Prima era collocato in via Jacini all'uscita da via san Carlo ; la croce che attualmente sovrasta la colonna di granito non è quella originale che invece è  quella che  sormonta la facciata della chiesa parrocchiale dei santi Carlo e Giuseppe. 

Bibliografia

Cinzia Ligas, Fausto Crepaldi, Carlo Borromeo - lo splendore dell'umiltà , Ars Europa Edizioni, 2006;

Vittorio M. Michelini, San Carlo Borromeo , Roma, Edizioni Barnabitiche, 1985;

AA.VV, Marcallo con Casone - cenni storici,  biblioteca comunale, Marcallo con Casone, 1995;

Maria Antonietta Crippa, Ferdinando Zanzottera, Una Milano sconosciuta - La geografia dei segni sacri da Carlo Borromeo a Maria Teresa d'Austria, Istituto Gaetano Pini, Milano, 2000;

 

 

Chiesa di San Michele

La Chiesa del XII secolo dedicata a San Michele, è sita nel territorio di Casone in località Barco. La Chiesa di San Michele è sicuramente uno dei più antichi e sentiti luoghi di culto della zona. Il Santo Arcangelo, condottiero della milizia celeste, compare in un affresco raffigurante la Madonna con Bambino che gli porge un grappolo d’uva. Sotto la chiesa passa un cunicolo che la collega con la campagna adiacente ed ha probabilmente origini militari. . Al centro della chiesetta è sepolto Monsignor Paolo Castiglioni nato a Barco il 12 marzo 1861. Sull'epigrafe in marmo di Candoglia vi è riportata la seguente scritta: (traduzione dal latino) "a Dio ottimo e massimo Paolo Castiglioni Vescovo titolare di Famagosta ausiliario di Milano con la sua cultura con la sua religiosità e il suo operato alle quali al maggior grado fu dedito fino alla vecchiaia portò grande onore alle sue funzioni. Chiamato da Dio il 19 marzo 1943 all'età di 69 anni.

 

Palazzo Comunale - Villa Ghiotti Marcallo via Vitali

Villa Ghiotti costruita vero la fine del XVIII secolo a poche centinaia di metri dalla piazza di Marcallo. Essa venne realizzata dalla famiglia Ghiotti, che fu proprietaria di vasti appezzamenti terrieri in paese. Essa è costituita ancora oggi da una parte centrale sovrastata da una slanciata torretta belvedere. Dall'ingresso si entra in un cortile e da qui si accede alla scala per i piani superiori. Al primo piano, nel tardo Ottocento, è stato aggiunto un loggiato con balaustre e colonnine di ghisa. Attualmente la villa è di proprietà del comune, che l'ha rilevata negli anni '80 del Novecento, destinandola a sede di varie associazioni. Nel 2001, dopo accurati restauri, è divenuta sede del municipio cittadino. Nel 2003 è stato recuperato e sistemato al pian terreno, un pregevole bassorilievo raffigurante Sant'Alessandro, che un tempo si trovava all'ingresso della "Curta Granda",  Su questo manufatto è presente la frase: "1870 Ghiotti pose", che ne testimonia la donazione agli abitanti della corte da parte dei latifondisti Ghiotti. Sempre al piano terreno ha trovato sede la biblioteca comunale, mentre nei sotterranei è oggi conservato l'archivio comunale. Nel 2007 sono iniziati i lavori di recupero delle originarie stalle del complesso, che erano state utilizzate come deposito. Di fronte alla villa, il grande parco accoglie  la tensostruttura e la Sala Cattaneo, ma era un tempo parte dei latifondi della famiglia.

 

 

CHIESA PARROCCHIALE DEI SANTI NAZARO E CELSO 

La Chiesa, edificata nella prima metà dell'Ottocento, è indubbiamente sorta su un precedente luogo di culto, probabilmente la vecchia parrocchiale del paese. La facciata della struttura, è scandita da una parte superiore a lastroni di pietra, mentre la parte inferiore è decorata con lesene. La Chiesa presenta un prezioso organo della bottega dei fratelli Prestinari della vicina Magenta.

Storia dei Santi  Nazaro e Celso

 I Santi Patroni di Marcallo sono Nazaro e Celso a cui è dedicata la Chiesa Parrocchiale, che nel "Chronicon’ viene ricordata come edificata prima del 1554, ricostruita nel 1740 ed ampliata nel 1904. Nel 1300 esisteva già una Chiesa o un oratorio intitolato a questi Santi, presumibilmente di modeste proporzioni.

San Nazario o Nazaro è un martire cristiano venerato dalla Chiesa cattolica e da quella ortodossa.

Viene ricordato insieme al suo giovane discepolo  Celso, con il quale subì il martirio. La Chiesa cattolica li festeggia entrambi il  28 luglio , quella ortodossa il  14 ottobre.

San Nazaro nacque a Roma (35 d.C). Il padre era un magistrato di fede pagana, mentre la madre, Santa Perpetua, aveva ricevuto il battesimo dallo stesso San Pietro.
Giunto alla giovinezza, Nazaro scelse la religione materna e venne a sua volta battezzato da San Lino, successore di San Pietro. Fu dunque avviato a predicare il Vangelo presso famiglie e compagni conosciuti a Roma, ma, costretto ad abbandonare la città per non essere oggetto di persecuzione, per dieci anni percorse l’Italia fino ad arrivare a Milano.
Per la sua attività di evangelizzazione venne arrestato e condannato all'esilio. Dopo aver peregrinato per molto tempo, giunse a Ginevra ove una donna, da lui convertita, gli affidò il suo unico figlio Celso, come discepolo e compagno nell'apostolato.

I due santi furono arrestati dal prefetto che li rimandò a Roma, dove Nazaro e Celso furono  condannati ad essere affogati. Portati in alto mare e gettati fuori bordo, i due santi miracolosamente presero a camminare sulle acque, mentre la nave rischiava l'affondamento. I soldati, impauriti, si raccomandarono a San Nazaro, il mare si calmò subito. Successivamente a Milano, durante una  persecuzione contro i cristiani, Nazaro fece visita a San Gervasio e San Protaso incarcerati traendo l’incoraggiamento a continuare la sua missione. Nuovamente denunciati, arrestati e condotti davanti al prefetto Anolino, vennero condannati a morte per decapitazione, che avvenne fuori da Porta Romana  a Milano.
Il ritrovamento del corpo di S. Nazaro da parte di S. Ambrogio è narrato dallo stesso segretario di S. Ambrogio, Paolino, nella biografia del santo. Il corpo di San Nazaro fu trasportato nella Basilica dei Santi Apostoli, che poi prese il nome di Santi Apostoli e San Nazaro Maggiore, mentre il corpo di San Celso fu lasciato dove era stato sepolto e  in quel luogo fu costruita la chiesa di San Nazaro in Campo.

 

Bibliografia:

  • Roberto Olivato, Sacrari, santi patroni e preghiere militari, Edizioni Messaggero, 2009;
  • Benedetto XVI, I santi di Benedetto XVI. Selezione di testi di Papa Benedetto XVI, Libreria Editrice Vaticana, 2008;
  • F. Agnoli, M. Luscia, A. Pertosa, Santi & rivoluzionari, SugarCo, 2008; 
  • Piero Lazzarin, Il libro dei Santi,  Piccola enciclopedia, Edizioni Messaggero, 2007;
  • Lanzi Fernando, Lanzi Gioia, Come riconoscere i santi e i patroni nell'arte e nelle immagini popolari, Jaca Book, 2007;
  • Mario Benatti, I santi dei malati, Edizioni Messaggero, 2007; 
  • Ratzinger J., Santi. Gli autentici apologeti della Chiesa, Lindau Edizioni, 2007; 
  • Maria Vago, Piccole storie di grandi santi, Edizioni Messaggero, 2007; 
  • Kleinberg A., Storie di santi, martiri, asceti, beati nella formazione dell'Occidente, Il Mulino, 2007;
  • Dardanello Tosi Lorenza, Storie di santi e beati e di valori vissuti, Paoline Edizioni, 2006;
  • Sicari Antonio M., Atlante storico dei grandi santi e dei fondatori, Jaca Book, 2006; 
  • Butler Alban, Il primo grande dizionario dei santi secondo il calendario, Piemme, 2001;
  • Giusti Mario, Trenta santi più uno. C'è posto anche per te, San Paolo Edizioni, 1990;

 

 

 

Torre della Sguriéta Marcallo via Manzoni angolo via Vitali


Questa torretta ha origini piuttosto antiche e venne modificata nella sua struttura attuale a partire dal XVIII secolo quando veniva usata dai proprietari di Villa Ghiotti per meglio controllare dall'alto i propri possedimenti che si estendevano in quest'area. Il nome dialettale ha un'etimologia sconosciuta.


 

Data ultima modifica: 29/03/2013

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